banner
il nostro facebookil nostro twitteri nostri videomeet upil nostro blogle nostre foto

Questo sito è di collegamento per tutte le nostre attività:

Il nostro blog | Il gruppo facebook | Seguici su twitter | Tutte le nostre foto | I nostri video | Il meetup |

La mappa del potere

La Borsa italiana non è solo Parmalat, è anche Telecom Italia o Seat Pagine Gialle, società che hanno visto il titolo precipitare e azionisti di controllo e manager diventare sempre più ricchi grazie a dividendi e a stock option....

CONTINUA>>

...Nella Borsa italiana vi sono persone con precedenti penali come Roberto Colaninno, condannato a 4 anni e 1 mese per bancarotta nel crack Italcase-Bagaglino, presidente di IMMSI e di Piaggio e consigliere in Mediobanca a cui Berlusconi ha affidato Alitalia. Salvatore Ligresti, arrestato e condannato per tangenti che ha patteggiato 2 anni e 4 mesi con la giustizia e affidato ai servizi sociali, consigliere in Unicredit, Immobiliare Lombarda e Premafin Finanziaria. Cesare Romiti, condannato a undici mesi e dieci giorni di reclusione per irregolarità relative al periodo in cui ricopriva la carica di amministratore delegato del gruppo Fiat, consigliere in RCS Mediagroup e Impregilo; Cesare Geronzi, indagato nel processo per il crack Parmalat per usura aggravata e concorso in bancarotta fraudolenta. Indagato nel crack Cirio di frode per l'emissione e collocamento dei 'bond' Cirio tramite Capitalia. Condannato in primo grado per il crack Italcase per bancarotta a 1 anno e 8 mesi più l'interdizione di esercitare uffici direttivi presso qualunque impresa per 2 anni, presidente di Mediobanca. Paolo Scaroni. Arrestato nel 1992 con l'accusa di aver pagato tangenti al PSI per conto della Techint, nel processo chiede di patteggiare la pena a 1 anno e 4 mesi. Processato nel 2006 come amministratore delegato dell'Enel per aver inquinato, con la Centrale di Porto Tolle, il territorio del delta del Po e condannato ad un mese di reclusione, a titolo colposo, pena che viene convertita in un'ammenda. Amministratore delegato di ENI, consigliere di amministrazione in Assicurazioni Generali.


Per chi in sala volesse fare qualche investimento nella Borsa italiana ricordo che le società IMMSI, Piaggio, Mediobanca, Unicredit, Immobiliare Lombarda, Premafin Finanziaria, RCS Mediagroup, Impregilo, ENI e Assicurazioni Generali sono tutte aziende quotate. E’ meglio affidare i propri risparmi ai Casalesi della Camorra che a questi signori.
Il falso in bilancio è stato depenalizzato in Italia. E’ un’istigazione a rubare, a truccare i conti in Borsa. Quale società straniera può rischiare i suoi capitali in Italia? Gli investimenti esteri, infatti, sono crollati. L’Italia è solo al quindicesimo posto in Europa. Chi può investire in un Paese che ha come presidente del Consiglio il corruttore di Mills, condannato quest’anno in primo grado al tribunale di Milano, e come legislatori un centinaio di condannati e indagati in Parlamento? Un Paese che non ha approvato la class action?


Nella Borsa italiana si conoscono tutti. Sono come vecchi amici. Ci sono 289 aziende quotate e di queste 258 hanno in comune consiglieri di amministrazione o sindaci. L’89% delle società quotate. 556 persone hanno più di un incarico. I recordmen hanno 7, 6, 5 incarichi. Sono uno e plurimi. C’è gente come Tamburi Giovanni con 7 poltrone o Ligresti Jonella con 6. Ben 358 persone hanno 2 incarichi, 123 ne hanno 3 e 17 ne hanno 5. E’ un’orgia in cui comandano 4/5 persone attraverso le loro teste di legno.


La Borsa è un conflitto di interesse in cui l’ultimo a sapere è sempre il piccolo azionista. Chi detiene il pacchetto di controllo, che vale di solito il 10/15%, decide per tutti, anche se la somma degli altri azionisti è la maggioranza assoluta. In caso di passaggio del pacchetto, il premio sulla vendita lo prendono i proprietari del pacchetto di maggioranza, perché non è obbligatoria un’OPA sotto una certa soglia. Quando, a fine 2007, il controllo di Telecom Italia fu ceduto alle banche e a Telefonica, Tronchetti Proveraincassò 2,9 euro per azione, ma il vero valore era di 1,4/1,5. Oggi vale 0,9. Chi ci ha guadagnato e perché? Qual è il senso di una simile operazione? In Borsa, grazie alle scatole cinesi, si può controllare una grande impresa con lo 0,08%. E, inoltre, l’azienda alla cima della piramide, può non essere quotata. E’ successo con Telecom Italia. Nel consiglio di amministrazione può essere presente un consigliere di una società concorrente, come avviene per Telefonica in Telecom Italia. O un consigliere azionista della principale società fornitrice, come è avvenuto per Pirelli Cavi e Telecom Italia. Se si devono prendere delle decisioni in palese conflitto di interessi, il consigliere interessato esce dalla sala per poi rientrare pochi minuti dopo.

Non è una grande, immensa, presa per i fondelli?

Volete sapere perché nessuno denuncia nulla? Perché i media sono essi stessi in Borsa. I loro azionisti di riferimento sono le imprese, le banche, le concessionarie dello Stato come per RCS, il gruppo che possiede il Corriere della Sera. Nessun giornale può denunciare i suoi padroni. Le televisioni sono sotto il controllo dello psiconano. Nessuna televisione nazionale denuncerà le società di cui è proprietario: Mondadori, Mediaset, Mediolanum. La Borsa è un rifugio del riciclaggio. Le mafie sono il primo business in Italia. Si stima che il giro di affari sia 100/150 miliardi di euro all’anno. Tutti in nero. L’Italia è un mercato ormai saturo e le mafie guardano all’Europa, alle borse europee. Io ho una proposta. Oggi esiste la BCE, una banca europea, con una moneta europea. Si istituisca una sola Borsa europea, la European Stock Exchange, la ESE. Il cittadino francese o spagnolo o italiano deve avere le stesse garanzie di trasparenza sui soldi che investe. Deve essere tutelato contro il falso in bilancio, i conflitti di interesse, i trucchi delle scatole cinesi, il riciclaggio di denaro sporco. Una sola Borsa con controlli veri, non le barzellette di Tremonti e di Cardia, il presidente della Consob. Una ESE è opportuna anche per evitare il contagio, per neutralizzare gli effetti della Borsa italiana in Europa, per evitare che l’Europa diventi il paradiso del riciclaggio. L’Italia è pericolosa perché anticipa le tendenze. Le banche, le fondamenta del capitalismo, sono nate in Italia. Il fascismo è nato in Italia e poi dilagato in tutta Europa, dalla Spagna alla Germania. Il capitalismo mafioso può essere la prossima tendenza. Insieme al alcuni amici informatici ho realizzato e messo in Rete un programma che permette in due click di vedere i conflitti di Borsa. Tutti i collegamenti tra consiglieri, sindaci e azionisti delle società. Per ora si può consultare solo per la Borsa italiana, entro fine anno includerà le più importanti Borse europee. Tra pochi mesi ci saranno le elezioni europee. In Italia si stanno già preparando Mastella, Bassolino e Del Turco, politici indagati o incarcerati. Il Parlamento europeo, fino ad oggi, è stato per gli italiani il cimitero degli elefanti grazie a pensionati del calibro di Albertini e di Occhetto. Da giugno diventerà il cimitero dei lestofanti. Preparatevi e occhio al portafoglio."

La truffa della T.A.V

a Sezione centrale di controllo Corte dei Conti ha effettuato un controllo sulla gestione dei debiti accollati al bilancio dello Stato contratti da FF.SS., RFI, TAV e ISPA per infrastrutture ferroviarie e per la realizzazione del sistema “Alta velocità...

CONTINUA>>

Le risultanze sono sintetizzabili in 10 punti:


1) L’analisi critica della Corte si sofferma sul mancato rapporto tra l’entità e la durata degli investimenti e quelle dei beni acquisiti attraverso il pertinente indebitamento. Non di rado la lunghezza dei debiti collide con i tempi di obsolescenza dei beni acquisiti.


2) Il meccanismo studiato e realizzato non risponde ai canoni di ragionevolezza ed economicità.


3) I contratti si basavano su stime di flussi e di ritorni economici dell’opera non solo aleatori, ma anche irrealistici e sostanzialmente inesistenti.


4) Contemporaneamente si è verificata una rilevante sottostima dei costi dell’opera.


5) La Corte dei Conti ha verificato che chi assume le decisioni non ne porta le responsabilità e chi eredita le responsabilità, non ha competenze né in materia istruttoria, né di vigilanza ed ingerenza.
Manca un’azione costante di verifica sull’operato dei manager pubblici, dai quali si ereditano gli effetti delle decisioni, con il risultato che gravi errori da questi commessi non vengono valutati sotto il profilo di una ipotetica responsabilità sociale.


6) Quel che è più grave, queste operazioni pregiudicano l’equità intergenerazionale, caricando in modo sproporzionato su generazioni future (si arriva in alcuni casi al 2060) ipotetici vantaggi goduti da quelle attuali. 
Sotto questo profilo la vicenda in esame è paradigmatica delle patologiche tendenze – della finanza pubblica – a scaricare sulle generazioni future oneri relativi ad investimenti, la cui eventuale utilità è beneficiata soltanto da chi li pone in essere, accrescendo il debito pubblico, in contrasto con i canoni comunitari.


7) In passato sono state operate scelte senza che fossero garantiti dibattito pubblico e confronto trasparente fra opzioni, costi e benefìci, accompagnate dall’uso disinvolto di scorciatoie procedurali, in contesti che appaiono oggi palesemente inquinati.


8) La Corte sottolinea, altresì, l’esigenza di un raccordo trasparente tra le scritture patrimoniali dello Stato e delle Società partecipate, al fine di evitare la dispersione improduttiva di consistenti risorse pubbliche.


9) Le istruttorie dovrebbero essere caratterizzate da un preventivo studio delle alternative possibili, delle tecniche di valutazione adottate per le scelte effettuate, dei risultati attesi e dei possibili margini di scostamento e non apodittiche o ripetitive di tessuti normativi criptici.


10) Nella fondamentale prospettiva dell’equità intergenerazionale, in base alla quale i soggetti che beneficiano dell’investimento dovrebbero essere anche quelli chiamati a ripagarne i correlati debiti, la Corte raccomanda che la scelta delle modalità degli investimenti sia ispirata ai principi–guida dell’efficacia dell’efficienza,
In parte detti debiti riguardano investimenti relativi alla rete tradizionale, in parte afferiscono alla operazione Alta Velocità e sono conseguenti all’abbandono precoce del project finance, promosso dalla ormai disciolta Società Infrastrutture.2002.
L’analisi della Corte ha messo in evidenza come sia stata posta in essere una sorta di cosmesi contabile al bilancio FF.SS., accollando all’Erario una consistente tranche del debito della holding, al fine di migliorarne indirettamente il conto economico.
Elementi di forte rischio emergono dai rapporti negoziali attivi e soprattutto passivi ereditati dallo Stato poichè complesse clausole finanziarie penalizzano spesso la parte pubblica.

La democrazia partecipativa

La democrazia diretta tende a ridurre al minimo le restrizioni poste dalla democrazia rappresentativa alla parola ‘popolo’ e, ancor piu’, alla parola ‘governo’....

CONTINUA>>

La democrazia ‘diretta’, diversamente da quella ‘rappresentativa’, consiste nella possibilita’ per il ‘popolo’ di autogovernarsi, appunto, direttamente, senza intermediazioni che distorcano la sua volontà.

Questo significa che:

-In una democrazia diretta ogni singolo membro del ‘popolo’ ha il diritto di contribuire direttamente col proprio voto alle decisioni generali ed alle leggi, senza delegare un altro a farlo per lui.

-In una democrazia diretta, ogni membro del ‘popolo’ ha il diritto di proporre direttamente le leggi da decidere, senza delegare un altro a farlo per lui.

-In una democrazia diretta ognuno ha diritto di autocandidarsi per eseguire e mettere in atto le decisioni prese, senza limitare questo potere a pochi eletti.

-In una democrazia diretta, ogni membro del ‘popolo’ ha il diritto di controllare direttamente che le decisioni prese vengano eseguite correttamente, senza delegare altri a farlo per lui.

-In una democrazia diretta ogni singolo membro del ‘popolo’ ha il diritto di esprimere direttamente le proprie opinioni e pensieri, senza essere obbligato a delegare un altro a farlo per lui.

-In una democrazia diretta ogni singolo membro del ‘popolo’ ha comunque ildiritto di delegare parte o tutto il proprio potere ad uno o piu’ altri membri che lo rappresentino.

La delega oltre ad avere un limite di tempo, e’ sempre revocabile in qualsiasi momento, ed il controllo e’ cosi’ sempre nelle mani del ‘popolo’.

-Infine i membri del ‘popolo’ dovrebbero essere costituiti da tutti coloro che semplicemente siano capaci di praticare i diritti della democrazia diretta.

Questa e’, per noi, la democrazia diretta, ma potremmo dire che questa e’ semplicemente la democrazia vera.

In evidenza

 

AIUTACI; Stiamo cercando collaboratori per lo sviluppo di alcune piattaforme WEB ralativi a questi progetti....


Scopri cosa sono i "Progetti 5 Stelle"


Guarda i video o leggi gli "Argomenti in Pillole".... info che forse non sai !?
Segui cosa fanno in comune e le nostre indicazioni sulle commissioni da tenere d'occhio.

Tieniti informato sulle nostre attività, chiedi l'amicizia al nostro account Facebook, segguici su Twitter o iscriviti al nostro MeetUp.


Segui il lavoro del Toscana 5 Stelle sul MeetUp o sul sito

Non perdere i nostri video sul nostro account Youtube o le nostre foto su Fliker


IL BLOG di Beppe Grillo

 
Torna alla prima pagina | Home | Chi siamo | Contattaci |

 

il blog di beppe